DISTACCO TRANSNAZIONALE DEI LAVORATORI: I CHIARIMENTI DELL’INL


Fonte: INL 

Con Nota del 10 Giugno 2019, n. 5398, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha chiarito alcuni aspetti in materia di procedure sanzionatorie sul distacco transnazionale dei lavoratori con particolare riferimento ai casi in cui un’impresa di un altro Stato UE avvii un distacco illecito verso una propria unità produttiva con sede in Italia.

L’ordinamento italiano, infatti, regolamenta questa materia con il testo del D.lgs 136/2016 che, in applicazione della direttiva 2014/67/UE, dispone alcune regole che mirano a colpire e prevenire forme illecite di distacco transnazionale. La normativa, nel dettaglio, si è rivelata necessaria poiché, in virtù del principio comunitario di libera circolazione e prestazione dei servizi, si sono verificati molti casi in cui i lavoratori erano assunti solo formalmente in uno stato straniero, e poi immediatamente inviati in Italia con distacco, sfruttando così il più basso costo del lavoro di altri Paesi membri.

Il caso: Nella situazione analizzata dall’INL si è accertato un distacco transnazionale illecito e analizzando i soggetti in causa è risultato impossibile distinguere due distinti datori di lavoro, poiché la sede italiana in cui è stato inviato il lavoratore era priva di qualsiasi requisito di autonomia giuridica e legale. Gli organi ispettivi, infatti, hanno accertato questa situazione in virtù di precisi indicatori idonei a valutare la correttezza del distacco. Tali elementi, in particolare, riguardano: le caratteristiche del distaccatario e del distaccante, le caratteristiche formali e temporali del rapporto di lavoro, con riferimento all’esercizio abituale da parte del lavoratore della propria attività nello Stato di origine, alla temporaneità del lavoro nello Stato di destinazione, ipotesi e motivazioni della previsione di rientro, indennità e copertura delle spese di trasferta e all’esistenza di un certificato contributivo rilasciato dallo Stato di origine.

In tutti i casi in cui si verifica un distacco illecito, dunque, secondo la normativa relativa alle sanzioni, risulta punito sia il comportamento del distaccante, sia quello del distaccatario. Lo stesso Ispettorato, però, chiarisce che l’unità produttiva presa in causa non può essere destinataria di un provvedimento sanzionatorio se essa stessa non sia riconoscibile come un distinto centro di responsabilità. Pertanto, per esservi una sanzione deve anche esservi un distinto soggetto giuridico che risulti iscritto nel registro delle imprese e identificato in Italia tramite un proprio e distinto rappresentate legale. Se queste condizioni non si verificano, gli ispettori potranno applicare un’unica sanzione riferita al distaccante.

L’importo per la sanzione è definito dalla legge, ed è pari a 50 euro per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione. La recente legge di stabilità ha innalzato la sanzione del 20% che arriva, quindi, ad essere di 60 euro al giorno per ogni lavoratore coinvolto nel distacco.

Riassumendo, per casi di distacco transnazionale illecito che riguardano uno o più lavoratori in forza ad un’impresa estera, e che vengono distaccati verso un’ unità locale della stessa impresa con sede fisica in Italia, si possono configurare due ipotesi:

  • Nei casi in cui la sede secondaria (la sede in Italia) sia priva di un’ autonoma rappresentanza legale e sia gestita esclusivamente da un preposto nominato dalla medesima sede principale e straniera, l’ispettorato è tenuto ad applicare un’unica sanzione, che dev’essere addebitata al soggetto distaccante.
  • Se l’unità produttiva in Italia costituisce un distinto centro di responsabilità legale e la si possa, considerare autonoma sede secondaria, l’ispettorato è tenuto a procedere contestando due illeciti, adottando di conseguenza provvedimenti sanzionatori sia da addebitare al distaccante sia al distaccatario.

Nota INL n. 5398/2019

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