MATERNITÀ PER LE LIBERE PROFESSIONISTE: I CHIARIMENTI DEL MLPS


Fonte: Ministero del Lavoro

Con Interpello del 12 Dicembre 2018, n. 7, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali fornisce chiarimenti in merito in merito all’interpretazione dell’articolo 70, comma 2, del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, concernente la base di calcolo del reddito della libera professionista ai fini della determinazione dell’indennità di maternità spettante alla stessa, relativamente all’ipotesi in cui essa rientri in Italia dopo aver svolto continuativamente un’attività lavorativa o aver conseguito un titolo di studio all’estero.

Nel dettaglio, il predetto articolo individua tale indennità nella misura “[…] pari all’ottanta per cento di cinque dodicesimi del solo reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo della libera professionista nel secondo anno precedente a quello dell’evento.”

Pertanto, viene chiesto all’Istituto se con la locuzione “reddito professionale” sia da intendersi l’intero reddito professionale percepito dalla libera professionista, oppure se, in relazione al caso di specie, ci si debba riferire a tale reddito ma in termini ridotti, ai sensi, rispettivamente, della legge 30 dicembre 2010, n. 238, e dell’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, entrambi recanti incentivi fiscali – comportanti una riduzione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche – per i lavoratori dipendenti od autonomi, cittadini dell’Unione europea, che rientrino in Italia dall’estero.

Sul punto, il Ministero afferma che la risposta al quesito richiede l’analisi della ratio sottesa a due distinti riferimenti normativi:

  • il citato articolo 70 – inserito nel più generale quadro delle disposizioni di cui al testo unico n. 151/2001 – relative alla tutela della maternità e della paternità;
  • le norme recanti incentivi fiscali sotto forma di minore imponibilità del reddito nei confronti dei cittadini dell’Unione europea che studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione post-lauream all’estero e che decidano di fare rientro in Italia.

In particolare, la prima disposizione (art. 70, d.lgs. n. 151/2001) riconosce alla madre libera professionista, iscritta ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza (e in caso di sua mancanza, al padre che sia libero professionista) un’indennità per i due mesi antecedenti e i tre successivi al parto.

Diversamente, la legge n. 238/2010 stabilisce che i redditi di lavoro dipendente, i redditi d’impresa e quelli di lavoro autonomo percepiti dai cittadini dell’Unione europea che – dopo aver risieduto per almeno due anni in Italia ed aver lavorato o conseguito un titolo di studio all’estero – siano assunti o inizino un’attività autonoma in Italia, concorrano alla formazione della base imponibile nella misura, rispettivamente, del 20 per cento per le lavoratrici e del 30 per cento per i lavoratori (articolo 3, comma 1).

Ne deriva che, in relazione al quesito oggetto dell’interpello in esame, si ritiene che una professionista madre, che abbia i requisiti per accedere agli incentivi fiscali previsti dalle citate disposizioni, continui ad aver diritto alla parametrazione dell’indennità di maternità al “reddito pieno” percepito prima dell’inizio del periodo di cui all’articolo 70, comma 1, del decreto legislativo n. 151, proprio al fine di realizzare le tutele individuate dal legislatore nei confronti delle lavoratrici madri.

Interpello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 7/2018

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