IL PARERE DELLA FONDAZIONE STUDI SU PREMI DI RISULTATO E PERIODO “CONGRUO”


Fonte: Fondazione Studi CDL

Con approfondimento del 3 dicembre 2018, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro fornisce chiarimenti in relazione a quanto diffuso dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione del 19 ottobre 2018, n. 78/E in tema di premio di risultato e tassazione agevolata.

Nel dettaglio, l’analisi dei Consulenti del Lavoro si sofferma sull’interpretazione del periodo congruo utile a delineare correttamente i limiti temporali all’interno dei quali applicare e riconoscere l’imposizione fiscale agevolata all’istituto del Premio di Risultato così come disciplinato dagli art. da 182 a 189 della Legge 208/2015 e dal Decreto Interministeriale del 25 marzo 2016.

Per espressa previsione dell’art. 1, commi da 182 a 189, della Legge n. 208/2015 (Legge di Stabilità 2016), infatti, la tassazione agevolata del 10% sui premi di risultato, sarebbe applicabile esclusivamente se, nel periodo congruo considerato, si verificasse il raggiungimento di uno degli obiettivi concordati nell’accordo aziendale, misurato in termini incrementativi rispetto ad un determinato dato storico già registrato a consuntivo.

Secondo l’AdE, dunque,  il requisito dell’incrementalità, rilevabile dal confronto tra il valore dell’obiettivo registrato all’inizio del periodo congruo e quello risultante al termine dello stesso costituisce una caratteristica essenziale dell’agevolazione.

Diversamente, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ritiene che il presupposto dell’incremento rispetto ad un periodo storico per la fruizione dell’agevolazione, preteso dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 78/E/2018, non può essere condiviso per le seguenti ragioni:

  • si deve osservare che il regime agevolato in argomento ha trovato i propri precedenti genetici nel Patto sul Lavoro del 1993 tramite il quale la politica dei redditi venne qualificata quale “strumento indispensabile della politica economica, finalizzato a conseguire una crescente equità nella distribuzione del reddito attraverso il contenimento dell’inflazione e dei redditi nominali, per favorire lo sviluppo economico e la crescita occupazionale mediante l’allargamento della base produttiva e una maggiore competitività del sistema delle imprese”;
  • al contratto collettivo nazionale di lavoro, sotto il profilo economico, è pertanto demandato l’obbligo di adeguare le retribuzioni alla perdita del potere di acquisto in termini coerenti con i tassi di inflazione programmata, mentre al contratto di secondo livello è attribuita la funzione di incentivare le retribuzioni sulla base dei risultati aziendali, evitando una degenerata crescita “indipendente” dei salari e, conseguentemente, effetti negativi sotto il profilo inflazionistico;
  • l’art. 2, comma 2, del  Decreto Interministeriale, stabilisce che “I contratti collettivi di cui all’articolo l, comma l, lettera a), devono prevedere criteri di misurazione e verifica degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, che possono consistere nell’aumento della produzione o in risparmi dei fattori produttivi ovvero nel miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi, anche attraverso la riorganizzazione dell’orario di lavoro non straordinario o il ricorso al lavoro agile quale modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, rispetto ad un periodo congruo definito dall’accordo, il cui raggiungimento sia verificabile in modo obiettivo attraverso il riscontro di indicatori numerici o di altro genere appositamente individuati”;
  • i criteri di misurazione del raggiungimento degli obiettivi evocati dalla norma sono riferiti al “riscontro di indicatori numerici o di altro genere appositamente individuati” nell’atto negoziale, nella logica di una performance che si astrae, anche sotto il profilo letterale, dalla comparazione con un dato storico;
  • il periodo congruo definito nell’accordo è da leggere unicamente quale segmento temporale nel quale si deve registrare il risultato;
  • l’interpretazione assume un riscontro letterale in quanto la frase “rispetto ad un periodo congruo definito dall’accordo” è posta tra due virgole, assumendo una valenza incidentale che la sconnette da un significato comparativo con un periodo precedente;
  • la disposizione richiamata, è da intendersi nel senso che “I contratti collettivi […] devono prevedere criteri di misurazione e verifica degli incrementi […] il cui raggiungimento sia verificabile in modo obiettivo attraverso il riscontro di indicatori numerici o di altro genere appositamente individuati, rispetto ad un periodo congruo definito dall’accordo”.

Approfondimento della Fondazione Studi CDL del 3 dicembre 2018

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