CASSAZIONE: DEVE SUSSISTERE UGUAGLIANZA TRA CAUSA APPOSITIVA DEL TERMINE ED EFFETTIVE MANSIONI


Fonte: Corte di Cassazione

Con Sentenza del 12 settembre 2018, n. 22188, la Corte di Cassazione, rigettando il ricorso di una società avverso la sentenza della Corte d’Appello che la condannava al pagamento di un’indennità pari a 8 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto a favore di un lavoratore, statuisce che un contratto è illegittimo sia quando manchi l’indicazione della specifica ragione giustificatrice che qualora sussista difformità tra le indicazioni contrattuali e la realtà della prestazione fornita attraverso il rapporto di lavoro.

Nel caso di specie, infatti, un dipendente aveva impugnato il contratto a tempo determinato stipulato con un’azienda in quanto la suddetta ragione giustificatrice del termine non soddisfaceva i requisiti della precisione e della specificità richiesta dalla legge.

In particolare, la Corte d’Appello di Trieste aveva sancito l’illegittimità del termine apposto ai contratti stipulati sulle parti, ritenendo che la ragione appositiva del termine non fosse stata sufficientemente chiarita in quanto le necessità organizzative si sovrapponevano con quelle sostitutive di personale, così risultando differente l’indicazione contrattuale rispetto all’effettivo motivo di assunzione a tempo determinato.

Sul punto, dunque, la società ha proposto ricorso in Cassazione denunciando violazione e falsa applicazione sia dell’articolo 1362 c.c. per aver, la corte triestina, erroneamente interpretato il contenuto dei contratti stipulati con riferimento alle ragioni appositive del termine, nonché dell’art. 1 del D.Lgs. n. 368/2001, con riguardo all’errata nozione di specificità, in quanto la Corte avrebbe interpretato tale elemento in modo difforme rispetto al prevalente orientamento giurisprudenziale e dottrinario.

Rigettando entrambe le doglianze, tuttavia, la Suprema Corte afferma come, in tema di assunzioni a termine, il datore di lavoro abbia l’onere di specificare in apposito atto scritto, in modo circostanziato e puntuale, le ragioni oggettive, ossia le esigenze di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che giustificano l’apposizione del termine.

Ne deriva che, compete al giudice di merito accertare la sussistenza di dette ragioni, valutando ogni elemento idoneo a darne riscontro.

Dai principi enunciati, dunque, risulta essenziale, ai fini del requisito della specificazione, non solo la precisa e puntuale indicazione delle ragioni determinative dell’assunzione a termine, ma anche la diretta utilizzazione del lavoratore nell’ambito e nelle attività indicate ai fini dell’assunzione.

L’importanza della sentenza, che riguarda una disposizione di legge abrogata, si riflette sulle disposizioni del cd. Decreto Dignità che, in modifica al D.Lgs. n. 151/2015, ha istituito nuovamente le causali per i contratti a termine di durata superiore ai 12 mesi, fornendo importanti indicazioni quanto all’applicazione della nuova normativa.

Sentenza della Cassazione del 12 settembre 2018, n. 22188

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