I CHIARIMENTI DELLA CASSAZIONE SUL REGIME SANZIONATORIO PER L’OMESSO VERSAMENTO DELLE RITENUTE


Fonte: Cassazione penale

Con Sentenza del 25 gennaio 2018, n. 3658, la terza Sezione della Cassazione penale rigetta il ricorso proposto dal legale rappresentante di una società avverso la Sentenza della Corte d’appello di Milano che, in conferma di quanto statuito in primo grado, condannava lo stesso per il reato di cui all’articolo 10 del D.Lgs. n. 74/2000, per non aver versato entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta, ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti.

Nel dettaglio, con la prima doglianza il ricorrente adduce che, pur non essendo normativamente prevista in modo espresso, va inclusa tra le cause di esclusione della colpevolezza, anche al fine di rispettare il principio di personalità del diritto penale ex art. 27 Cost., nonché di assicurare la funzione rieducativa della pena, la non rimproverabilità del fatto all’imputato intesa quale inesigibilità di una condotta diversa, in relazione alle circostanze specifiche della vicenda.

La Corte, tuttavia, rigettando tale motivo, specifica che, secondo costante giurisprudenza, per la configurazione del reato in questione risulta sufficiente la coscienza e volontà di non versare all’Erario le ritenute effettuate nel periodo relativo, ritenendosi che ogniqualvolta il sostituto d’imposta effettui le erogazioni degli emolumenti ai dipendenti, deriva a carico dello stesso l’obbligo di accantonare le somme dovute organizzando le risorse disponibili in modo da potere adempiere all’obbligazione tributaria.

Diversamente, in accoglimento del secondo motivo di ricorso, viene rinviata la decisione ad altra sezione della Corte di appello per una nuova valutazione circa il trattamento sanzionatorio, in ragione del fatto che la pena per il suddetto reato va quantificata nella misura minima, in considerazione dell’età avanzata del condannato e della creazione negli anni di numerosi posti di lavoro grazie all’attività imprenditoriale svolta dalla società.

Sentenza della Cassazione penale, III sezione, del 25 gennaio 2018, n. 3658

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