MANOVRA 2018: LE NOVITÀ IN MATERIA DI LAVORO


Fonte: Senato

Con l’approvazione in via definitiva da parte del Senato della Repubblica, in data 23 dicembre 2017, del Disegno di Legge n. 4768, e in attesa della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la Legge di Stabilità 2018 diviene Legge dello Stato, apportando, come di consueto, numerose novità in tema di lavoro e previdenza.

Incentivo strutturale all’occupazione giovanile stabile

Al fine di promuove l’occupazione giovanile stabile è riconosciuto, ai datori privati, l’esonero del versamento del 50% dei soli contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, nel limite di importo massimo di 3.000 euro su base annua e fino a 36 mesi, per assunzioni effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2018, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, a tutele crescenti ex D.Lgs. n. 23/2015, ovvero in caso di conversione di un contratto a tempo determinato in indeterminato, con riferimento a soggetti che non abbiano compiuto il 30esimo anno d’età.

Ferme restando le suddette condizioni, il medesimo esonero è applicabile, per un periodo massimo di 12 mesi, anche nei casi di prosecuzione, successiva al 31 dicembre 2017, di un contratto di apprendistato in rapporto a tempo indeterminato.

Inoltre, limitatamente alle assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2018, l’incentivo è riconosciuto nei confronti dei soggetti che non abbiano compiuto il 35esimo anno d’età, ferme restando le precedenti condizioni.

Il beneficio, spettante solamente ai datori di lavoro che nei sei mesi precedenti l’assunzione non abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi, nella medesima unità produttiva, ex L n. 223/1991, non trova applicazione nei riguardi dei rapporti di lavoro domestico e di apprendistato e non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previste dalla normativa vigente, limitatamente al periodo di applicazione degli stessi.

Posti i predetti limiti, è riconosciuto un esonero totale del versamento dei complessivi contributi previdenziali, in favore di datori di lavoro privati che assumano, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, a tutele crescenti, entro 6 mesi dall’acquisizione del titolo di studio, studenti che hanno svolto, presso il medesimo datore:

  • attività di alternanza scuola-lavoro, pari ad almeno il 30% del monte ore stabilito ex art. 1, co. 33, L. n. 107/2015;
  • ovvero pari almeno al 30% del monte ore previsto per le attività di alternanza all’interno dei percorsi erogati ai sensi del capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;
  • ovvero pari almeno al 30% del monte ore previsto per le attività di alternanza realizzata nell’ambito dei percorsi di cui al capo H del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’ 11 aprile 2008;
  • ovvero pari almeno al 30% del monte ore previsto dai rispettivi ordinamenti per le attività di alternanza nei percorsi universitari;
  • periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione.

Tracciabilità pagamento retribuzioni

A far data dal 1° luglio 2018, di un nuovo sistema di tracciabilità del pagamento delle retribuzioni che impone ai datori di lavoro o ai committenti di corrispondere ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, esclusivamente attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi:

  1. bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  2. strumenti di pagamento elettronico;
  3. pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  4. emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato,

pena l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro.

Le disposizioni, tuttavia, non si applicheranno ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni, ovvero rientranti nell’ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Licenziamento collettivo e ticket Naspi

A decorrere dal 1º gennaio 2018, per ciascun licenziamento effettuato nell’ambito di un licenziamento collettivo da parte di un datore di lavoro tenuto alla contribuzione per il finanziamento dell’integrazione salariale straordinaria, ai sensi dell’articolo 23 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, l’aliquota percentuale  di cui all’articolo 2, comma 31, della legge 28 giugno 2012, n. 92 (ticket Naspi) è innalzata all’82 per cento, fatti salvi i licenziamenti effettuati a seguito di procedure di licenziamento collettivo avviate, ai sensi dell’articolo 4 della legge 23 luglio 1991, n. 223, entro il 20 ottobre 2017.

Ape e Ape Social

All’ Anticipo pensionistico (c.d. APE) sono apportate le seguenti modifiche e novità:

  1. l’accesso all’APE è ammesso sino al 31 dicembre 2019;
  2. fino al 31 dicembre 2018, agli iscritti  all’assicurazione  generale  obbligatoria,  alle forme  sostitutive  ed  esclusive  della  medesima  e  alla  Gestione separata, al compimento  del  requisito  anagrafico dei 63 anni, è riconosciuta, un’indennità (c.d. Ape Social) per una durata non superiore al periodo intercorrente tra la data di accesso  al  beneficio  e  il conseguimento  dell’età  anagrafica  prevista   per   l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia qualora:
  • si trovino in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del  rapporto  di  lavoro  per   licenziamento,     anche   collettivo, dimissioni per giusta causa  o  risoluzione  consensuale  nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966,  604;
  • ovvero per scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato a condizione che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi;
  • abbiano concluso   integralmente   la   prestazione   per   la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi e sono  in  possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;

Ai fini del riconoscimento dell’indennità “Ape Social” i requisiti contributivi (30 o 36 anni) richiesti alle lettere da a) a d) del comma 179 della L. 232/2016  sono ridotti per le donne di 6 mesi per ogni figlio nel limite massimo di 2 anni.

Stabilizzazione e semplificazione della rendita integrativa temporanea anticipata

In tema di rendita integrativa temporanea anticipata (RITA), viene stabilito che ai lavoratori che:

  1. cessino l’attività lavorativa, maturino l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni successivi e abbiano maturato alla data di presentazione della domanda di accesso alla rendita integrativa un requisito contributivo complessivo di almeno venti anni nei regimi obbligatori di appartenenza;
  2. ovvero, risultino inoccupati per un periodo di tempo superiore a 24 mesi e maturino l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi;

le prestazioni delle forme pensionistiche complementari, con esclusione di quelle in regime di prestazione definita possono essere erogate, in tutto o in parte, su richiesta dell’aderente, in forma di rendita temporanea, denominata “Rendita integrativa temporanea anticipata”:

  • decorrente dal momento dell’accettazione della richiesta fino al conseguimento dell’età anagrafica prevista per la pensione di vecchiaia;
  • consistente nell’erogazione frazionata di un capitale, per il periodo considerato, pari al montante accumulato richiesto,

Forme pensionistiche complementari

Salva diversa volontà del lavoratore, quando la contrattazione collettiva o specifiche disposizioni normative disciplinano il versamento a fondi pensione negoziali di categoria operanti su base nazionale di contributi aggiuntivi alle ordinarie modalità di finanziamento, tale versamento è effettuato nei confronti dei fondi pensione negoziali territoriali di riferimento ove esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, anche in caso di lavoratori che non abbiano destinato il proprio trattamento di fine rapporto (TFR) alla previdenza complementare.

Pertanto, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della Manovra 2018, i fondi pensione negoziali territoriali saranno tenuti ad adeguare il proprio ordinamento per dare attuazione alle disposizioni in oggetto e, prima della scadenza del predetto termine, dovranno comunque assicurare la portabilità automatica dei flussi contributivi aggiuntivi accantonati con riferimento alle posizioni di lavoratori che già destinano a fondi pensione negoziali territoriali il TFR o contributi ordinari a carico del lavoratore o del datore di lavoro.

 Inoltre, qualora il lavoratore:

  • sia invitato ad esprimere una scelta circa la destinazione del contributo aggiuntivo e non manifesti alcuna volontà, per l’individuazione del fondo si applicano i criteri previsti dall’articolo 8, comma 7, lettera b), del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252,
  • ovvero, se sia già iscritto ad un fondo pensione negoziale, sia esso nazionale o territoriale, il contributo aggiuntivo affluisce automaticamente alla posizione già in essere.

Incremento soglie reddituali “Bonus 80 euro”

Qualora l’imposta lorda determinata sui redditi di cui agli articoli 49 TUIR, sia di importo superiore a quello delle detrazioni d’imposta spettanti, compete un credito rapportato al periodo di lavoro nell’anno, che non concorre alla formazione del reddito, di importo pari a:

  • 960 euro, se il reddito complessivo non è superiore a 24.600 euro;
  • 960 euro, se il reddito complessivo è superiore a 24.600 euro ma non a 26.600 euro.

 Bonus bebè

L’assegno di cui all’articolo 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è riconosciuto anche per ogni figlio nato o adottato dal 1º gennaio 2018, alle seguenti condizioni:

  1. fino al compimento del primo anno di età, ovvero del primo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione;
  2. per un importo pari a 480 euro annui da erogare mensilmente a decorrere dal mese di nascita o adozione, a condizione che il nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente l’assegno sia in una condizione economica corrispondente a un valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 25.000 euro annui;
  3. l’importo è raddoppiato qualora il nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente l’assegno sia in una condizione economica corrispondente a un valore dell’ISEE non superiore a 7.000 euro annui.

Disegno di Legge n. 4768

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