LICENZIAMENTO DEL LAVORATORE CHE NON COMUNICA LA MALATTIA: LA POSIZIONE DELLA CASSAZIONE


Fonte: Corte di Cassazione

Con Sentenza dell’8 novembre 2017, n. 26465, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento comminato nei confronti del lavoratore che non comunichi tempestivamente al datore di lavoro il proprio stato di malattia, qualora la mancata comunicazione non sia giustificata da un impedimento dimostrabile.

Nel caso di specie, un lavoratore, licenziato dal proprio datore di lavoro, sulla base della non tempestiva comunicazione della sua assenza per malattia, era risultato vittorioso nel giudizio di primo grado poiché ritenuto inadempiente unicamente del tardivo o mancato invio del certificato attestante la malattia, ipotesi sanzionata dal CCNL di categoria con una sanzione di natura conservativa, e non una sanzione definitiva come il licenziamento con preavviso, prevista per assenze senza giustificato motivo.

Diversamente, la Corte d’appello aveva riformato tale pronuncia, dichiarando che l’assenza ingiustificata ricorresse quando il lavoratore non avverte l’azienda entro il primo giorno di assenza e non invia il medico attestante la malattia entro due giorni dal suo inizio, salva l’ipotesi di giustificato impedimento di invio di tale documentazione.

Sul punto, la Corte di Cassazione ricorda come “tanto il licenziamento quanto la tesi difensiva svolta dalla società in giudizio vertevano sull’assenza ingiustificata dal lavoro protrattasi per oltre quattro giorni, in cui la nozione di “ingiustificatezza” costituisce nozione non astratta, ma definita dalla contrattazione collettiva”.

Ne deriva che, dal contesto argomentativo delineato, in accordo con quanto precedentemente asserito dalla Corte d’appello di Perugia, l’ingiustificatezza dell’assenza non riguarda l’effettività o meno della malattia, ma il mancato adempimento degli obblighi di comunicazione gravanti sul lavoratore.

Pertanto, il problema sotteso alla questione posta in giudizio non appare di mero fatto, ma è questione interpretativa delle norme contrattuali.

Per la Suprema Corte, quindi, l’assenza risulta ingiustificata quando vi sia stata omissione del comportamento attivo prescritto a carico del lavoratore, con la conseguenza che tale omissione rende l’assenza ingiustificata, ancorché fondata su uno stato di malattia esistente.

Sentenza della Corte di Cassazione dell’8 novembre 2017, n. 26465

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