DECESSO DEL LAVORATORE: LA GUIDA DELLA FONDAZIONE STUDI DELL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO


Fonte: Fondazione Studi dell’Ordine Nazionale dei Consulenti del Lavoro

Con propria Guida, pubblicata in data 31 ottobre 2017 sul sito consulentidellavoro.it, la Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro fornisce un riassunto della disciplina da adottare in caso di decesso del lavoratore.

Tale evento, infatti, comportando la risoluzione del rapporto di lavoro per causa di forza maggiore, obbliga il datore di lavoro a provvedere ai seguenti adempimenti:

  • comunicazione al Centro per l’Impiego dell’avvenuta risoluzione del rapporto;
  • versamento a favore dei soggetti indicati dalle legge del trattamento di fine rapporto, dell’indennità sostitutiva di preavviso, e di tutte le altre competenze.

Nel dettaglio, il trapasso dei rapporti giuridici del deceduto al suo o ai suoi eredi avviene attraverso tre fasi:

  • apertura della successione che avviene al momento della morte e nel luogo dell’ultimo domicilio del de cuius, segna il momento in cui il patrimonio del deceduto rimane privo di titolare;
  • delazione testamentaria (mediante testamento del deceduto) o legittima (dalla legge quando manca il testamento);
  • acquisto dell’eredità che avviene mediante accettazione espressa (con dichiarazione) o tacita (ad esempio vendita di beni ricevuti).

Per quanto attiene agli elementi retributivi maturati in costanza del rapporto di lavoro dal dipendente deceduto, il contributo specifica come il legislatore operi una distinzione, separando le indennità di fine rapporto da ogni altro elemento maturato e non corrisposto.

Ciò in quanto per espressa previsione dell’articolo 2122 c.c. il TFR maturato e non percepito dal dipendente deceduto ed un importo pari all’indennità sostitutiva del preavviso dovranno essere corrisposti dal datore di lavoro agli aventi diritto rispettando l’accordo raggiunto dagli stessi o, qualora manchi l’accordo, “rispettando il bisogno di ciascuno” (a discrezione del datore).

Diversamente, ogni altro emolumento maturato dal lavoratore defunto e non percepito dovrà essere cumulato nell’asse ereditario ed essere conseguentemente corrisposto agli eredi (testamentari) nella misura a ciascuno spettante.

Ne deriva che diverso sarà anche il trattamento fiscale riservato a questi importi, diversità che si ripropone anche per i vivi, e che si determina come segue:

  • tassazione ordinaria per gli emolumenti retributivi correnti.
  • tassazione separata, di cui agli artt. 16, 17 e 18 del T.U.I.R. per TFR, gli emolumenti arretrati e l’indennità sostitutiva del preavviso.

Infine, con riferimento alla tassazione delle somme corrisposte, la Fondazione evidenzia che sono previste diverse modalità di tassazione a seconda che si tratti delle somme già corrisposte al lavoratore o di somme spettanti agli eredi. In particolare:

  • somme messe in pagamento prima del decesso con effettivo versamento della ritenuta d’acconto, anche se materialmente non riscosse dal lavoratore: il datore di lavoro deve rilasciare una CU intestata al lavoratore deceduto;
  • somme maturate e non ancora liquidate o in corso di maturazione: assoggettate a tassazione separata in capo agli eredi;
  • competenze maturate in costanza di rapporto (premi di produttività, straordinari ecc.): tassate con aliquota del 10% a titolo di imposta sostitutiva.

Guida della Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro

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