IL REGIME SANZIONATORIO NELLE PRESTAZIONI OCCASIONALI: LE PRECISAZIONI DELL’INL


Fonte: Ispettorato Nazionale del Lavoro

Con Circolare del 9 agosto 2017, n. 5, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro fornisce le  indicazioni operative al fine della corretta ed uniforme applicazione delle conseguenze sanzionatorie derivanti dalla violazione della disciplina in tema di prestazioni occasionali,  introdotta dall’art. 54-bis, del Decreto Legislativo n. 50/2017, convertito in Legge 21 giugno 2017, n. 96, recante “Disciplina delle prestazioni occasionali. Libretto Famiglia. Contratto di prestazione occasionale, la disciplina delle prestazioni di lavoro”.

Nel dettaglio, l’INL precisa che, il superamento da parte di un utilizzatore, per ogni singolo prestatore

  • del limite economico di 2.500 euro (comma 1, lett. c)
  • o comunque del limite di durata della prestazione pari a 280 ore nell’arco di un anno civile – ovvero del diverso limite previsto nel settore agricolo –

comporta la trasformazione del relativo rapporto nella tipologia di lavoro a tempo pieno e indeterminato a far data dal giorno in cui si realizza il predetto superamento, con applicazione delle connesse sanzioni civili ed amministrative.

Diversamente, la violazione dei divieti di cui al comma 5 – ossia l’aver acquisito “prestazioni di lavoro occasionali da soggetti con i quali l’utilizzatore abbia in corso o abbia cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa” – integrando un difetto “genetico” afferente alla costituzione del rapporto, comporta  la conversione ex tunc dello stesso nella tipologia ordinaria (art. 1, D.Lgs. n. 81/2015) del lavoro a tempo pieno e indeterminato, con applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative, laddove evidentemente sia accertata la natura subordinata dello stesso.

Nei casi, invece, di

  • violazione dell’obbligo di comunicazione preventiva di cui al comma 17 da parte di utilizzatori, diversi dalla pubblica amministrazione e dalle persone fisiche/famiglie,
  • ovvero di violazione di uno dei divieti di cui al comma 14,

si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 2.500 “per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione”.

Inoltre, con riferimento al diritto, per il prestatore di lavoro, al riposo giornaliero, alle pause e ai riposi settimanali di cui agli artt. 7, 8 e 9, del D.Lgs. n. 66/2003, viene sottolineato che il loro mancato rispetto, da parte di qualsiasi utilizzatore, comporterà l’applicazione delle specifiche sanzioni ivi previste.

Mentre, per quanto concerne la tutela della salute e della sicurezza del prestatore, trova applicazione l’art. 3, comma 8, D.Lgs. n. 81/2008.

Infine, viene stabilito che, nelle ipotesi di

  • mancata trasmissione della comunicazione preventiva
  • ovvero di revoca della stessa a fronte di una prestazione di lavoro giornaliera effettivamente svolta,

la mera registrazione del lavoratore sulla piattaforma predisposta dall’Istituto non costituisce di per sé elemento sufficiente ad escludere che si tratti di un rapporto di lavoro sconosciuto alla Pubblica Amministrazione con la conseguente possibilità, laddove sia accertata la natura subordinata dello stesso, di contestare l’impiego di lavoratori “in nero”.

Pertanto, si applicherà esclusivamente la sanzione di cui all’art. 54 bis, comma 20, ogniqualvolta – ferma restando evidentemente la registrazione delle parti sulla piattaforma INPS – ricorrano congiuntamente i seguenti requisiti:

  1. la prestazione sia comunque possibile in ragione del mancato superamento dei limiti economici e temporali (280 ore) previsti dallo stesso art. 54 bis;
  2. la prestazione possa effettivamente considerarsi occasionale in ragione della presenza di precedenti analoghe prestazioni lavorative correttamente gestite, così da potersi configurare una mera violazione dell’obbligo di comunicazione.

Viceversa, in assenza di anche uno solo dei predetti requisiti, troverà applicazione la c.d. maxisanzione per lavoro “nero” laddove, evidentemente, concorra il requisito della subordinazione.

Circolare del 9 agosto 2017, n. 5 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro

 

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