DIMISSIONI TELEMATICHE: IL RIASSUNTO DELLA DISCIPLINA.


DIMISSIONI TELEMATICHEA cura del Dott. Francesco Geria – Consulente del Lavoro

Come orami risaputo, dal 12 marzo 2016 le dimissioni volontarie di un lavoratore devono essere espresse esclusivamente in forma telematica tramite l’apposita procedura on-line rintracciabile al sito http://www.cliclavoro.gov.it

La nuova procedura è stata regolamentata dal Decreto Ministeriale 15 dicembre 2016 per mezzo del quale viene introdotta la nuova disciplina di convalida delle dimissioni o della risoluzione consensuale dei rapporti di lavoro.

Da 12 marzo 2016, pertanto, quando un lavoratore dipendente o un collaboratore vorrà presentare le proprie dimissioni o accettare una risoluzione consensuale del proprio rapporto di lavoro dovrà PREVENTIVEMENTE e OBBLIGATORIAMENTE seguire la nuova procedura.

I datori di lavoro riceveranno le dimissioni del lavoratore per mezzo si una comunicazione via posta PEC che sarà trasmessa direttamente dal sistema informatico ministeriale.

Dal 12 marzo 2016 non saranno più valide legalmente altre modalità di dimissioni, risoluzioni consensuali e relative convalide sino ad oggi utilizzate.

I lavoratori e i collaboratori possono farsi assistere anche da soggetti abilitati specificatamente individuati dalla norma: patronati, organizzazioni sindacali, enti bilaterali, commissioni di certificazione L. 276/2003. Pertanto gli studi professionali NON possono fornire assistenza ai lavoratori proprio perché esclusi dalla normativa.

Le nuove regole in materia dimissioni (e quindi procedura telematica e revoca) non trovano applicazione nelle ipotesi di seguito elencate:

  1. quando le dimissioni siano presentate dalle madri lavoratrici, ovvero dai padri lavoratori, che le dovranno convalidare sempre presso la Direzione Territoriale del Lavoro;
  2. quando le dimissioni siano presentate da un lavoratore domestico;
  3. quando le dimissioni siano intervenute in una sede protetta (per esempio, in sede sindacale o presso la DTL), o avanti alle commissioni di certificazione.

Il regime sanzionatorio resta invariato: il datore di lavoro che, al fine di falsificare la volontà del proprio dipendente, violi le norme in tema di dimissioni – ovvero di risoluzione consensuale –  è punito con la sanzione amministrativa da 5.000 a 30.000 euro, salvo che il fatto costituisca reato.

Il Ministero del Lavoro ha riunito i dubbi più frequenti all’interno di una serie di F.A.Q. alle quali rimandiamo. Riassumiamo di seguito le più interessanti.

  • Quali categorie di lavoratori non dovranno utilizzare la procedura per presentare le proprie dimissioni o risoluzione consensuale?

Il Decreto Legislativo n.151/2015 esclude i lavoratori domestici, le risoluzioni consensuali raggiunte tramite accordi di conciliazione in sede stragiudiziale. Sono poi esclusi i genitori lavoratori nelle ipotesi indicate nell’articolo 55, comma 4 del Decreto Legislativo n.151/2001 che prevedono la convalida presso gli Uffici territoriali competenti. La circolare n.12/2016 specifica inoltre che non dovrà essere utilizzata la procedura nei casi di recesso durante il periodo di prova e per i rapporti di lavoro marittimo.

  • Anche le lavoratrici che hanno pubblicato la data del loro matrimonio per cui vige il divieto di licenziamento devono effettuare la procedura?

Sì, anche in questo caso, dovrà essere compilato il modello telematico per presentare le proprie dimissioni o effettuare la risoluzione consensuale.

  • La procedura dovrà essere utilizzata dai collaboratori coordinati e continuativi nei casi di recesso anticipato?

No, la procedura si applica ai rapporti di lavoro subordinato, così come indicato al punto 1.1 della circolare n.12/2016.

  • L’interruzione anticipata del tirocinio prevede l’applicazione della procedura per le dimissioni volontarie?

No, perché il tirocinio non si configura come un rapporto di lavoro subordinato.

  • Devo presentare le dimissioni o la risoluzione consensuale, come accedo alla procedura telematica in qualità di cittadino?

È necessario essere in possesso del PIN INPS dispositivo.

  • Sono un consulente del lavoro, posso essere abilitato?

No, l’art. 26 del D.Lgs. n. 151/2015 non prevede che il singolo professionista possa ritenersi abilitato alla trasmissione dei modelli di dimissione o risoluzione consensuale del rapporto. Sono abilitate le Commissioni di certificazione istituite presso i consigli provinciali dei consulenti del lavoro ai sensi dell’articolo 76, comma 1 lett c-ter) del D.lgs. 276/2003.

  • La procedura influisce sul periodo di preavviso da parte del lavoratore?

No. Come indicato nella circolare n.12/2016, la procedura online non incide sull’obbligo di preavviso in capo al lavoratore e non modifica la disciplina del rapporto e della sua risoluzione. Pertanto restano ferme le disposizioni di legge o contrattuali in materia di preavviso.

  • Qual è la data di decorrenza da indicare nella compilazione del modello telematico?

La data di decorrenza delle dimissioni è quella a partire dalla quale, decorso il periodo di preavviso, il rapporto di lavoro cessa. Pertanto la data da indicare sarà quella del giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro.

  • Le dimissioni per giusta causa devono essere comunicate telematicamente?

Sì, nella compilazione è possibile inserire “Dimissioni per giusta causa” come Tipologia di comunicazione.

  • Nel caso in cui, dopo l’invio della comunicazione, il lavoratore si ammali durante il periodo di preavviso e il datore di lavoro deve rinviare la chiusura del rapporto di lavoro, come si può comunicare la nuova data se sono trascorsi i 7 giorni utili per revocare le dimissioni e variare la data di cessazione?

In questo caso il lavoratore non deve revocare le dimissioni già comunicate perché la malattia non incide sulla sua manifestazione di volontà. Sarà cura del datore di lavoro indicare l’effettiva data di cessazione nel momento di invio della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro. L’eventuale discordanza tra la data di cessazione comunicata dal lavoratore e quella indicata dal datore di lavoro è del resto comprovata dallo stato di malattia del primo.

  • Nell’ipotesi in cui il lavoratore e il datore di lavoro si accordino per modificare il periodo di preavviso, spostando quindi la data di decorrenza indicata nel modello telematico, come si può comunicare la nuova data se sono trascorsi i 7 giorni utili per revocare le dimissioni e variare la data di cessazione?

Come indicato nella circolare n.12/2016, la procedura online non incide sulle disposizioni relative al preavviso lasciando quindi alle parti la libertà di raggiungere degli accordi modificativi che spostino la data di decorrenza delle dimissioni o della risoluzione consensuale. Sarà cura del datore di lavoro indicare l’effettiva data di cessazione nel momento di invio della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro, senza che il lavoratore revochi le dimissioni trasmesse telematicamente.

  • Se la data di decorrenza è stata inserita dal lavoratore calcolando erroneamente il preavviso e sono trascorsi i 7 giorni utili per revocare le dimissioni, come può essere comunicata la data di cessazione esatta?

La procedura telematica introdotta dall’articolo26 del D.lgs.151/20015 e dal DM del 15 dicembre 2015 interviene sulle modalità di manifestazione della volontà, la quale non viene inficiata da un eventuale errore di calcolo o di imputazione. In questa ipotesi, la Comunicazione obbligatoria di cessazione, da effettuare secondo le vigenti disposizioni normative, fornisce l’informazione esatta sull’effettiva estinzione del rapporto di lavoro.

Leggi tutte le F.A.Q.

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