ISTITUTI DI RICERCA E CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO.


Ministero lavoroFONTE: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

L’Associazione religiosa Istituti socio sanitari ha avanzato istanza d’interpello per conoscere il parere del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in merito alla corretta interpretazione dell’art. 23, D.Lgs. n. 81/2015 in materia di contratto di lavoro a tempo determinato.

L’AIRS chiedeva chiarimenti in ordine al comma 3 della norma nella parte in cui stabilisce che “i contratti di lavoro a tempo determinato che hanno per oggetto in via esclusiva lo svolgimento di attività di ricerca scientifica possono avere durata pari a quella del progetto di ricerca al quale si riferiscono”.

L’Associazione richiedeva se la deroga sia o meno applicabile agli IRCCS di diritto privato e se nel concetto di “attività di ricerca in via esclusiva” possano rientrare anche attività di carattere operativo necessarie per l’esecuzione del progetto di ricerca; in secondo luogo, l’istante poneva la questione se la deroga espressa nell’art. 23 comma 3, ovvero la possibilità di superare il limite dei 36 mesi nell’ipotesi di contratto avente per oggetto attività di ricerca, si potesse considerare estesa anche alle ipotesi di proroga del contratto e se fosse consentito il superamento del limite massimo delle 5 proroghe sancite dall’art. 21 del medesimo Decreto.

Secondo il MLPS, con riferimento alla prima questione, occorre considerare l’art. 1, D.Lgs. n. 288/2003, laddove stabilisce che gli IRCCS hanno “finalità di ricerca, prevalentemente clinica e traslazionale nel campo biomedico e in quello dell’organizzazione e gestione dei servizi sanitari ed effettuano prestazioni di ricovero e cura di alta specialità”. Appare, così, possibile qualificare gli IRCCS come enti privati di ricerca.

Tuttavia, considerando il senso puramente letterale dell’art. 23, comma 3, del D.Lgs. 81/2015, riferito a “contratti di lavoro a tempo determinato che abbiano ad oggetto in via esclusiva lo svolgimento di attività di ricerca”, non è possibile estendere il regime derogatorio previsto dalla medesima disposizione anche ai contratti aventi ad oggetto attività operative collegate al progetto di ricerca.

Con riferimento al secondo quesito si evidenzia che la prima parte dell’art. 21, comma 1, va interpretata ritenendo sempre possibile la proroga del contratto a tempo determinato avente ad oggetto attività di ricerca, anche quando la sua durata iniziale sia, in quanto legato alla durata del progetto di ricerca, superiore a 36 mesi.

Tuttavia, la seconda parte dell’art. non parrebbe consentire la violazione del limite delle cinque proroghe nell’arco dei 36 mesi: le proroghe di un contratto avente ad oggetto attività di ricerca devono espletarsi entro il termine dei 36 mesi, fermo restando che l’ultima proroga potrà determinare una durata complessiva superiore ai 36 mesi, laddove commisurata alla durata del progetto di ricerca.

Interpello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, n. 12/2016

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