OMESSO VERSAMENTO DELLE RITENUTE PREVIDENZIALI: VANNO APPLICATE SIA LE SANZIONI AMMINISTRATIVE CHE QUELLE PENALI.


Cassazione

Fonte: Cassazione

La Terza Sezione della Corte di Cassazione con la propria sentenza n. 31738 depositata in data 20 lugli 2015, ha ritenuto non ammissibile l’eccezione di illegittimità Costituzionale delle previsioni di cui all’art. 649 del codice di procedura panale attinenti il divieto di un secondo giudizio per fatti già sottoposti a giudizio.

La sentenza della Suprema Corte si riferisce al ricorso sollevato da una datrice di lavoro a suo tempo condannata per il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali per i lavoratori dipendenti, la quale ricorreva chiedendo la censura dell’art. 649 c.p.p. ritenuto incostituzionale per violazione dell’art. 117 della Costituzione e in riferimento all’art. 4 Prot. 7 CEDU, nella parte in cui non prevede che procedimenti non qualificati formalmente come penali, ma aventi natura sostanzialmente penale, possano determinare il proscioglimento dal reato per il principio del ne bis in idem.

Nel caso si sollevava che la sanzione civile applicata per il mancato versamento delle ritenute previdenziali applicate ai lavoratori dipendenti (ai sensi dell’articolo 116 comma 8 lettera a) della Legge n. 388/2000)  assume già la caratteristica di sanzione penale per la sua principale natura afflittiva, costituendone così il presupposto della identità del fatto (cfr art.2, c. 1. L. 638/1983).

Nel ricorso veniva infatti richiamata la sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella causa Grande Stevens ed altri contro Italia del 4 marzo 2014 e al principio ivi affermato del divieto della doppia punibilità in materia penale.

I giudici della Corte però hanno considerato negativamente quanto sollevato dalla ricorrente poiché, mentre la sanzione prevista dall’articolo 2 comma 1 bis della Legge 638/83 mira a tutelare il lavoratore in danno del quale il datore si è appropriato delle somme a lui riservate, la sanzione contemplata nell’articolo 116 citato ha effetti ristoratori verso l’INPS e dunque assume caratteri sostanzialmente, e non solo formalmente, civilistici.

Pertanto, sempre secondo la Corte, va esclusa in radice la possibilità di considerare l’identità del fatto, come erroneamente prospettato dalla ricorrente, non essendo certamente sufficiente per affermare ciò la “medesimezza dell’avvenimento storico” ma che siano identici i tratti caratteristici.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...