IL TFR LIQUIDATO MENSILMENTE? IL GATTO CHE SI MORDE LA CODA…..


 BOUNS 80 EUROa cura del Dott. Simone Baghin – Consulente del Lavoro.

È di questi giorni la notizia che il Governo sta pensando di inserire nella finanziaria 2015 la liquidazione mensile del 50% del tfr maturato dal lavoratore. La questione è la seguente: visto che non è possibile ridurre il cuneo fiscale, perché non dare al lavoratore una maggiore liquidità mensile per incentivare i consumi e uscire dalla stagnazione economica del paese?

Il Trattamento di Fine Rapporto rappresenta una delle tante tipicità che contraddistingue il diritto del lavoro italiano, ed esso rappresenta una delle eccezioni rispetto alla legislazione europea.

Introdotto per la prima volta in Italia nel 1927 (indennità di servizio) e riformulato nel 1982, rappresenta la cd “liquidazione” del lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro.Si tratta di una somma che viene calcolata sulla retribuzione imponibile diviso 13,5, rivalutata di anno in anno a seconda dell’andamento del costo della vita.Per i lavoratori ha sempre avuto una funzione sostanzialmente previdenziale: una somma erogata in vista della tanto sospirata pensione. Stiamo parlando di cifre immense: Il flusso annuo del tfr maturato è di 22,5 miliardi di euro complessivi, di cui 11 miliardi restano nelle aziende con meno di 50 dipendenti, 6 vengono destinati al fondo di tesoreria gestito dall’Inps e 5,5 ai fondi pensione.

Ma quali saranno gli effetti per lavoratori, aziende e stato se dovesse passare la liquidazione mensile?

Per i lavoratori, si tratterebbe di una iniezione di liquidità su base mensile in grado di compensare, secondo il governo, la perdita del potere di acquisto e incentivare i consumi.

Ma sarà proprio così?

I primi studi post incentivo 80 euro hanno evidenziato che gli 80 euro riconosciuti a titolo di credito di imposta (a completo carico dello Stato…) non hanno per nulla incrementato i consumi degli italiani né tantomeno rilanciato il sistema economico nazionale in quanto sono stati destinati per acquisti di beni cd di prima necessità.E’ indubbio che anche l’eventuale t.f.r. liquidato mensilmente sarà destinato al sostenimento di tali esigenze, visto che sono già stati annunciati rincari a fine anno di bollette di luce, acqua e gas (dovuti anche alla situazione di crisi con la Russia).

E per le aziende?

Le aziende perderanno una importante fonte di conveniente autofinanziamento quale è stato fino ad ora il tfr accantonato.Tfr che accantonato e rivalutato annualmente del 3% medio, rappresentava si un costo aziendale ma anche, e soprattutto, una primaria e fondamentale fonte di autofinanziamento (per le aziende fino a 50 dioendenti) indubbiamente più conveniente rispetto a prestiti e fidi bancari (che hanno tassi di interesse di gran lunga superiori al 3%…).

 Il Governo sta valutando la possibilità di “compensare” gli effetti della riforma sulle Aziende attraverso una convenzione con l’ABI tale da far confluire l’enorme flusso di denaro stanziato dalla BCE agli istituti di credito italiani alle Aziende, in sostituzione del Tfr.

Benissimo: ma a quali condizioni?

Ritengo che l’entrata in vigore di questa convenzione comporterà un aggravio dei costi per le aziende, dovuti al pagamento di un tasso di interesse maggiore del 3% annuo: le banche, che ricevono il capitale dalla BCE ad un tasso irrisorio, “rivenderanno” lo stesso alle Aziende ad un tasso di sicuro maggiore, a cui andranno poi aggiunte commissioni varie, ecc.

Veniamo, infine, allo Stato e alle possibili conseguenze.

La liquidazione mensile del 50% del tfr maturato comporta che le aziende che hanno più 50 lavoratori destineranno solo metà della cifra fino ad oggi accantonata al fondo tesoreria dell’Inps.La legge prevede infatti che le aziende che hanno più di 50 dipendenti devono obbligatoriamente versare il tfr mensile maturato dai lavoratori al fondo tesoreria gestito dall’Inps.Fondo di tesoreria che è stato istituito con il “nobile” intento (sulla carta almeno…) di garantire il lavoratore in caso di insolvenza del datore di lavoro ma che, in realtà, rappresenta una fonte continua di entrate per l’Istituto che soffre di una situazione patrimoniale al limite del collasso.

 E il sistema pensionistico?

La liquidazione mensile del tfr maturato comporterà che quei lavoratori che hanno optato per il versamento del tfr ad una forma di previdenza complementare, ridurranno drasticamente il montante accantonato e conseguentemente quella che sarà la rendita alla fine della propria vita lavorativa.Entrata in vigore nell’ormai lontano 2007, la previdenza complementare doveva essere il cd “terzo pilastro” della previdenza in Italia, da affiancare a quella pubblica garantita dall’Inps.Per una serie di ragioni sulle quali non mi soffermo oggi, la previdenza complementare non è decollata: al 31 dicembre 2013 su 22.420.000 lavoratori occupati, solo il 27,7% aveva aderito ad un fondo di previdenza complementare.

 La riduzione dei versamenti mensili ai fondi di previdenza complementare comporterà chiaramente una riduzione della cd rendita o pensione integrativa per il lavoratore dal momento dell’accesso alla pensione di vecchiaia.Pensione di vecchiaia che con l’entrata in vigore del sistema contributivo per tutti a far data dal 1° gennaio 2012 rappresenta indicativamente il 50%/60% dell’ultima retribuzione percepita dal lavoratore (contro l’80% garantito dal sistema retributivo…).

 In sintesi, questa operazione, si manifesta come il classico “gatto che si morde la coda”: il lavoratore avrà diritto ad una minore pensione integrativa e pertanto andrà a gravare su un sistema pensionistico nazionale già al limite del collasso patrimoniale.Lo Stato avrà una minore entrata oggi (fondo tesoreria Inps) e una maggiore uscita domani per garantire un numero maggiore di pensioni minime; per compensare tali effetti negativi, andrà chiaramente (e naturalmente) a “batter cassa” su lavoratori e Aziende…

Aziende che dovranno, come sempre, sostenere costi maggiori, sostituendo una fonte di autofinanziamento a buone condizioni (3%) con un finanziamento bancario con oneri maggiori.

E poi ci si domanda per quale motivo non si assume in Italia….

 

 

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