CONTRATTO A TERMINE E ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE: IL SIGNIFICATO DI ” ATTIVITA’ “.


Ispezioni1Esistono diversi significati della parola attività? Secondo il nostro legislatore del lavoro, si. E anche nella stessa disposizione di legge…

a cura di Simone Baghin – Consulente del Lavoro.

È curioso come il nostro legislatore, in materia di diritto lavoro, dia significati diversi allo stesso termine all’interno dello stesso contesto.

E’ il caso della parola “attività” che troviamo, in particolar modo, nella normativa sul contratto a termine (d.lgs. 368/2001).

L’art. 10, comma 7, lettera a) stabilisce che “Sono in ogni caso esenti da limitazioni quantitative i contratti a tempo determinato conclusi nella fase di avvio di nuove attività per i periodi che saranno definiti dai contratti collettivi”; secondo dottrina e giurisprudenza consolidata, il termine “attività” in tale contesto deve essere inteso come attività produttiva in senso lato.

Stessa legge, ma art. 4 (disciplina della proroga): “Il termine del contratto a tempo determinato può essere, con il consenso del lavoratore, prorogato…. In questi casi le proroghe, sono ammesse, fino ad un massimo di cinque volte, nell’arco dei complessivi 36 mesi, indipendentemente dal numero dei rinnovi e a condizione che si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato.”

In questo caso, alla parola “attività” viene aggiunto l’aggettivo “lavorativa” inteso come stessa mansione, ovvero contenuto della prestazione contrattualmente dovuta dal lavoratore (complesso dei compiti concretamente attribuiti al lavoratore, tenuto conto dei profili e delle categorie presenti nell’ambito dell’organizzazione del lavoro in azienda).

Altra legge e altro concetto di “attività”: contratto di associazione in partecipazione.

L’articolo 1, comma 28 della Riforma Fornero (L. 92/2012) prevede l’aggiunta di un nuovo comma all’articolo 2549 del codice civile. Il nuovo testo cita:

1. Con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto.

2. Qualora l’apporto dell’associato consista anche in una prestazione di lavoro, il numero degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associanti, con l’unica eccezione nel caso in cui gli associati siano legati all’associante da rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo.

Qui siamo ancora nella nebbia totale: relatori al disegno di legge, e Ministero del Lavoro non hanno ancora chiarito che significato deve assumere “medesima attività”: attività produttiva in senso lato o, in senso più specifico, stessa mansione?

Citando Manzoni “Ai posteri (o meglio ai giudici, visto che siamo in Italia…) l’ardua sentenza..

(Un ringraziamento al collega Simone da parte di tutto lo staff di LaborTre)

 

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