CONTRATTO A TERMINE: L’INDENNITA’ RISTORA PER INTERO IL PREGIUDIZIO SUBITO DAL LAVORATORE


Corte CostituzionaleFonte: Corte Costituzionale.

La Corte Costituzionale, con Sentenza n. 226 del 25 luglio 2014, ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 32, comma 5, della legge n. 183 del 4 novembre 2010, sollevata dal Tribunale di Velletri, in funzione di Giudice del lavoro in riferimento agli artt. 11 e 117 della Costituzione.

La Legge n. 183 del 2010, all’art. 32, comma 5, ha introdotto un limite all’ammontare del risarcimento del danno dovuto al dipendente a seguito di  illegittima apposizione del termine nel contratto di lavoro, fissando in particolare, “un’indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604”.

Il Legislatore ha inoltre chiarito che “l’indennità ivi prevista ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprese le conseguenze retributive e contributive relative al periodo compreso fra la scadenza del termine e la pronuncia del provvedimento con il quale il giudice abbia ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro”.

Sul punto, il Giudice ordinario investito della questione,  afferma che le disposizioni individuate dalla suddetta Legge determinano un effettivo e sostanziale arretramento di tutela rispetto alla normativa previgente, vietato dall’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE (Direttiva del Consiglio relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato).

La nuova disciplina, in particolare, eliminerebbe le conseguenze patrimoniali gravanti sul datore di lavoro  stabilendo effetti economici entro margini prefissati che, a parere del predetto Tribunale, sono di  gran lunga inferiori al trattamento economico che sarebbe spettato al lavoratore in forza del regime previgente. Oltre a ciò, la nuova normativa, ridurrebbe in modo consistente il livello di tutela dei lavoratori in quanto addossa a quest’ultimi le conseguenze negative della durata del processo.

La Corte Costituzionale con la sentenza in esame chiarisce tuttavia che l’unica finalità perseguita dal Legislatore con l’art. 32, comma 5, della legge n. 183 del 2010 è quella di assicurare, a fronte di una illegittima apposizione del termine al contratto di lavoro, un sistema di più semplice  e di più rapida quantificazione del danno patito dal lavoratore e non quella di attuare l’accordo quadro in materia di contratto a tempo determinato.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...