OMESSE RITENUTE PREVIDENZIALI: E’ SEMPRE REATO PENALE.


Corte CostituzionaleFonte: Corte Costituzionale.

La Corte Costituzionale con la Sentenza n. 139/2014 ha dichiarato che  il mancato versamento delle ritenute previdenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori – e le conseguenti sanzioni penali – non possono essere considerate alla stessa stregua degli omessi versamenti per ritenute fiscali.

Nel caso in ispecie il promotore del ricorso opponeva il diverso trattamento  – in violazione all’art. 3 della Costituzione per la parità di diritto, trattamento ed eguaglianza – tra la sanzione penale nel caso di omesso versamento di contribuzione rispetto all’impianto sanzionatorio fiscale. Infatti se nel primo caso esiste sempre una responsabilità penale anche per importi irrisori, nell’ambito tributario la sanzione penale scatta solo al superamento della soglia di 50.000,00€ di ritenute non versate.

La Suprema Corte, nel decidere la diatriba ha ribadito, in proposito, “che la finalità della norma sospettata di illegittimità costituzionale − anche nelle formulazioni antecedenti a quella attuale, adottate nell’ambito delle misure urgenti in materia previdenziale susseguitesi nel tempo − è quella di ovviare al fenomeno costituito dalla grave forma di evasione, quale quella contributiva, con un inasprimento delle sanzioni, prevedendo, per il datore di lavoro, sia la reclusione sia la sanzione pecuniaria nell’ipotesi di mancato versamento dei contributi trattenuti sulla retribuzione dei lavoratori. A tal fine, la disciplina in scrutinio è corredata dalla previsione dell’ulteriore obbligo del datore di lavoro, di versare una somma aggiuntiva fino a due volte l’importo, in caso di omesso o incompleto pagamento dei contributi direttamente dovuti.”

Quanto precede dimostra, ancora una volta, l’impraticabilità del raffronto posto dal rimettente a sostegno della censurata omessa previsione della soglia di non punibilità nella disciplina dell’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, in quanto l’acclarata eterogeneità delle norme in comparazione costituisce espressione di autonome scelte del legislatore, non irragionevoli e neppure arbitrarie in considerazione della natura e dell’intensità degli interessi protetti, ai quali corrisponde la modulazione degli interventi sanzionatori ispirati a scelte punitive differenziate”.

Corte Costituzionale Sentenza 139-2014

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