PROCEDURE DI MOBILITA’: NO AL CONTRIBUTO D’INGRESSO NELLA RISTRUTTURAZIONE DI DEBITO.


ristrutturazione del debitoa cura di Francesco Geria – Consulente del Lavoro

Fonte: Ministero del Lavoro

Il Ministero del Lavoro, a seguito di  quesito posto dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, risponde con Interpello n. 34 del 11 dicembre 2013, in merito all’obbligo di versamento del contributo di ingresso da parte di imprese, intenzionate ad attivare una procedura di mobilità ex L. 223/1991, che abbiano siglato e sottoscritto un accordo di ristrutturazione di debito ex art. 182bis della Legge Fallimentare.

Il Dicastero nel rispondere al quesito, analizza in via preliminare la disciplina afferente gli accordi di ristrutturazione di debito.

Difatti l’art. 182bis ai comma 1, 2 e 3  prevede che l’imprenditore in stato di crisi può domandare, depositando la documentazione di cui all’articolo 161, l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d) sulla veridicità dei dati aziendali e sull’attuabilità dell’accordo stesso con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei (…)”. 

L’accordo è pubblicato nel registro delle imprese e acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione.

Dalla data della pubblicazione e per sessanta giorni i creditori per titolo e causa anteriore a tale data non possono iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore, né acquisire titoli di prelazione se non concordati. Si applica l’articolo 168, secondo comma“.

In una precedente interpretazione il Ministero del Lavoro già precisava come l’accordo di ristrutturazione del debito poteva configurarsi quale strumento di risoluzione negoziale della crisi aziendale con caratteristiche assimilabili a quelle proprie del concordato preventivo e in particolare nel caso di concessione della CIGS ai sensi dell’art. 3 della L. 223/1991 (Nota Min.Lav. prot. n. 14/4314 del 17 marzo 2009).

Alla luce di quanto sopra evidenziato il Ministero, con lo scopo anche di non aggravare le situazioni di crisi delle imprese,  ritiene di “assimilare” tale procedura di ristrutturazione del debito a quelle previste all’art.3, comma 3, della L. 223/1991 ammettendola all’esonero del versamento del contributo di mobilità previsto dall’art. 5, comma 4 della stessa Legge.

Ministero del Lavoro Interpello n. 34 del 11 dicembre 2013.

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