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Processo lavoroFonte: Cassazione.

DIFFUSIONE DATI SINDACALI VIA MAIL: IL LICENZIAMENTO E’ LEGITTIMO.

In materia di licenziamento, la Corte di Cassazione ha chiarito che deve considerarsi legittimo il provvedimento espulsivo comminato dal datore di lavoro a seguito dell’utilizzo da parte del lavoratore della mailing list aziendale per motivi estranei all’azienda stessa.

Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 20751 del 10 settembre 2013, ha precisato che qualora il lavoratore, dirigente sindacale, utilizzi la mail aziendale al fine di diffondere comunicazioni lesive nei confronti dell’azienda, tale atteggiamento dovrà essere considerato sufficiente per legittimare il provvedimento espulsivo nei suoi confronti. In definitiva il giudice ritiene l’atteggiamento del prestatore una insuperabile lesione del necessario rapporto di fiducia tra datore di lavoro e lavoratore.

DEMANSIONAMENTO E TRASFERIMENTO D’AZIENDA: RESPONSABILITA’ SOLIDALE.

Con Sentenza 10 settembre 2013, n. 20716, la Corte di Cassazione ha chiarito che nel caso in cui nel passaggio di dipendenti da un’azienda ad un’altra si verifichi un demansionamento professionale sussiste la responsabilità solidale: entrambe le azienda sono, pertanto, tenute a risarcire il danno subito dai lavoratori.

Nella fattispecie, nell’ambito di una cessione di ramo d’azienda, i lavoratori erano passati dal settore produzione all’attività di pulizia. Il danno è stato quantificato nella misura del 30% della retribuzione. Secondo la Corte il diritto al risarcimento genera un credito suscettibile di essere fatto valere in via solidale nei confronti dell’azienda cessionaria.

BUSTE PAGHE “GONFIATE”: CONFIGURABILE IL REATO DI DICHIARAZIONE FRAUDOLENTA MEDIANTE ARTIFICI.

La Corte di Cassazione, con Sentenza n. 36900 depositata il 9 settembre 2013, chiarisce che l’indicazione in busta paga di una retribuzione maggiore rispetto a quella erogata non configura il reato di dichiarazione fraudolenta mediante annotazione di falsi documenti bensì quello di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici per l’esistenza del quale è necessario il superamento di una soglia di imposta evasa.

Nello specifico, la Suprema Corte argomenta la propria decisione sostenendo che non si tratta di prestazioni lavorative non effettuate ma solamente di mancata erogazione di una parte delle somme evidenziate in busta paga a fronte di prestazioni comunque effettuate.

STRUTTURA CONFERITA SENZA AUTONOMIA:  NON SUSSISTE IL TRASFERIMENTO D’AZIENDA.

 La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 20728/2013, ha chiarito che non vi sono i presupposti perché si possa configurare un trasferimento d’azienda, ai sensi dell’art. 2112 c.c., qualora la struttura conferita al cessionario non sia autonoma, con la conseguenza che il rapporto dei lavoratori coinvolti prosegue con il cedente.

In particolare, nel caso esaminato dalla Suprema Corte, poiché l’oggetto dell’operazione non risulta essere un’entità economica indipendente e autosufficiente ed è priva di autonomia decisionale, non si assiste ad una vera cessione di ramo d’azienda e al rapporto dei lavoratori coinvolti risulta inapplicabile l’art. 2112 c.c.

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